Tradizione

Un vero e proprio rituale sociale

Un elisir diffuso ad ogni ceto sociale: dal contadino al nobile, ogni famiglia ne custodiva la propria ricetta segreta.

Un vero e proprio rituale sociale che richiedeva cura nella scelta degli ingredienti e maestria nella preparazione delle botti. I bottai fabbricavano accuratamente ogni botte: gelso, ginepro, quercia, ciliegio e castagno erano le essenze più utilizzate, quelle tipiche. Scegliere l’una o l’altra era fondamentale per regalare all’aceto un proprio aroma, personale e inconfondibile.

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Ricca dote ed eredità

Ogni famiglia di Modena, soprattutto se benestante, aveva una propria batteria che custodiva gelosamente, per il suo valore sociale più che economico: il capofamiglia supervisionava ogni passaggio e ne suggellava la proprietà facendo incidere il proprio stemma.

Le famiglie nobili del territorio iniziavano la produzione solo per il piacere dei nipoti; solo loro, dopotutto, ne avrebbero visto i frutti. Così, la batteria diventava ricca dote ed eredità.

Ad ogni elemento un suo ruolo

Nei sottotetti, dove erano conservate le botti, ogni elemento aveva un suo ruolo: la luna, se in fase calante, propiziava il rituale del rabbocco e il ciottolo di fiume, posizionato su una garza a chiusura delle botti, per le esalazioni dell’acetificazione pian piano lasciava cadere nell’aceto piccoli frammenti calcarei che ne abbassavano l’acidità.

Solo con la creazione del Regno d’Italia questo “segreto” inizia a trapelare dalle famiglie: le prime bottiglie iniziano ora a trovarsi in commercio nelle botteghe alimentari e nelle drogherie di Modena.

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